“Non avremo mai più un Sindaco come lui, Adamowicz è insostituibile“. Questo è il commento tipo di chi, intervistato, è chiamato a ricordare il sindaco di Danzica Paweł Adamowicz, assassinato da uno squilibrato nella serata di domenica  durante un evento a chiusura della più importante manifestazione caritatevole a livello nazionale: la Grande Orchestra della Carità di Natale (WOSP).

In effetti, alla vigilia dei funerali, i commenti dei gedanesi (i cittadini di Danzica) sono comprensibili se si considera l’enorme legacy che Adamowicz ha lasciato alla città baltica e, più in generale, all’Europa intera. Capace di mantenere alto il morale, e l’economia, di Danzica a seguito della crisi dei Cantieri Navali della città, Adamowicz, nel corso dei suoi quattro mandati da Sindaco, ha modernizzato una città che, oggi, è sede di multinazionali, musei di fama mondiale, ed organizzazioni culturali molto attive sia a livello nazionale che europeo.

La cultura, appunto, è una delle due chiavi per comprendere Adamowicz, un sindaco capace di dimostrare come l’investimento per attività culturali non sia denaro perso (come invece si considera altrove), bensì una fonte di guadagno sia economico che morale.

La seconda chiave per comprendere Adamowicz è l’Europa. Danzica, oggi, è infatti la città più europea del paese. Figlia della tradizione del Commonwealth PolaccoLituano prima, dei primi spari della Seconda Guerra Mondiale poi, ed infine di Solidarnosc, Danzica ha saputo fare i conti col passato in maniera seria e responsabile.

Adamowicz, infatti, ha promosso la realizzazione di un Museo della Seconda Guerra Mondiale che, caso unico in Europa, presenta il sanguinoso conflitto mondiale da un punto di vista europeo, libero da retoriche nazionali. Inoltre, Adamowicz ha fortemente voluto la creazione di un importante Centro di Cultura Europeo atto a raccogliere la vocazione multiculturale della città per incentivare il dialogo tra differenti culture.

A tal proposito, Adamowicz aveva espresso in maniera chiara quale dovrebbe essere l’atteggiamento della sua città: “Danzica è un porto e deve sempre essere un rifugio per chi arriva dal mare”, aveva dichiarato in una delle sue citazioni più famose.

Parole forti, che collocano Adamowicz nel solco dello schieramento degli europeisti, favorevoli ad una società aperta, tollerante, impegnata nell’abbattere frontiere anziché innalzare muri.

Proprio questa visione ha reso Adamowicz uno dei principali avversari del partito di governo, il conservatore Diritto e Giustizia (PiS), la cui retorica sovranista, favorevole a una Europa delle Nazioni e a misure restrittive nei confronti di migranti e rifugiati, rappresenta una visione politica agli antipodi (e ahimè oggigiorno maggioritaria) rispetto al pensiero di Adamowicz.

Seppur ri-eletto alle ultime elezioni amministrative come candidato indipendente, Adamowicz, da parte sua, è sempre stato vicino al principale partito dell’opposizione, la moderata Piattaforma Civica, che ha messo in luce come vi sia un legame tra l’assassinio di Adamowicz e il clima di odio, divisione ed intolleranza disseminato negli ultimi anni dai governi a guida PiS.

Proprio questo dibattito tra maggioranza ed opposizione rischia, tuttavia, di fomentare ulteriormente le divisioni che, in maniera molto evidente, già lacerano la società polacca.

Uno iato sociale che Adamowicz, per mezzo delle sue “best practices” politiche, intendeva contrastare, con più Europa, Cultura, e una visione di lungo raggio.

Matteo Cazzulani

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18 Gennaio 2019