Raramente trovo libri che uniscono i miei interessi storici (la s vale sia da minuscola che da maiuscola) con quelli sportivi. È successo qualche anno fa col meraviglioso libro di Matteo Marani “Dallo scudetto ad Auschwitz: vita e morte di Arpad Weisz”. E ci è riuscito, in questo inizio del 2019, il volume di Alberto Toscano: “Gino Bartali, una bici contro il fascismo” (Baldini e Castoldi).

La vicenda forse è nota: il grande ciclista (vincitore di tre Giri d’Italia e di due Tour de France a 10 anni di distanza, a cavallo della guerra) dal 2005 è stato inserito tra i Giusti delle Nazioni e ha un albero a Yad Vashem, il memoriale israeliano che ricorda i non ebrei che si sono spesi per salvare la vita anche di un solo ebreo dalla barbarie nazifascista. Lo scorso anno, alla vigilia della partenza del Giro da Gerusalemme, a Bartali è stata conferita anche la cittadinanza israeliana. Alla memoria. Già perché il Grande Gino nel corso di tutta la sua lunga vita non ha mai voluto far cenno a come si oppose alla banalità del male. «Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca», la frase di Bartali che fa leitmotiv del libro di Toscano. Che ha la grande capacità di unire le gesta sportive di Bartali con quelle umanitarie. Con la scusa degli allenamenti infatti, il corridore toscano fece da postino per la rete che cercava di salvare quanti più ebrei dagli occupanti tedeschi e dai loro patetici sodali repubblichini. Bartali, viene raccontato nel piacevole scritto, nascose anche alcuni ebrei nella cantina di casa. Elementi questi che avrebbero portato, se scoperti, all’immediata fucilazione

Eppure di tutto questo non si fece vanto, dopo la Liberazione… Quanta differenza con l’Italietta odierna!

Ah, quasi dimenticavo: Alberto Toscano ricorda come il primo Giro d’Italia dopo la liberazione decise di passare proprio da Trieste a segnare, politicamente e non solo sportivamente, l’appartenenza di questa città allo Stivale (si dovette poi aspetttare il memorandum del 1954 per il definitivo ritorno sotto il Tricolore).. Anche in questo caso si percepisce come il nostro paese si sia imbarbarito. Altrimenti la Supercoppa calcistica italiana non si sarebbe giocata a Gedda (pochi mesi dopo l’omicidio di un giornalista). Se l’era tutto sbagliato e tutto da rifare prima, pensate ora…

Ad maiora

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Alberto Toscano

Gino Bartali, una bici contro il fascismo

Baldini e Castoldi

Milano, 2019

Pagg. 197

Euro 17


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27 Febbraio 2019