«Non esistono persone la cui vita sia perfettamente compiuta, chiunque resta indefinitamente incompiuto». È una delle tante frasi che mi sono appuntato del libro (anzi, doppio libro) “L’assassino del Commendatore” il nuovo romanzo di Haruki Murakami. È uno scrittore che adoro ma che negli ultimi tempi mi ha lasciato un retrogusto di incompiuto al termine della lettura. Ma forse perché «tutti quanti abbiamo nel cuore segreti che non possiamo svelare». Il romanzo è ambientato nelle montagne giapponesi ed è un susseguirsi di metafore legate al senso della vita: «Ma esiste realmente, a questo mondo, la cosa giusta da fare, la cosa davvero giusta? O davvero sbagliata? Nel mondo in cui viviamo, la pioggia a volte è prevista al trenta per cento, a volte al settanta. E forse funziona così anche per la verità. C’è una verità al trenta per cento, c’è una verità al settanta. I corvi sono fortunati, al riguardo. Per i corvi o piove o non piove, l’una o l’altra cosa. La percentuale è l’ultima delle loro preoccupazioni». 

Le riflessioni di Murakami (da anni candidato al Nobel, ma sempre incredibilmente escluso, forse perché troppo “di successo) in questo libro girano intorno a un quadro (che doveva rimanere lontano dagli occhi di tutti) e a una buca sopra un piccolo tempio (che non avrebbe dovuto venire alla luce): «Ci sono diverse cose che non si possono spiegare nella vita. E anche cose che non devono essere spiegate. Soprattutto quando dare una spiegazione rischia di far perdere di vista l’essenziale».

Murakami inserisce, tra riferimenti musicali e culturali, anche opinioni prettamente politiche, molto attuali: «I muri originariamente servono a proteggere la gente. Proteggerla da nemici esterni, dalle intemperie. A volte pero vengono usati per dividerla. Un muro alto e solido rende impotenti le persone che rinchiude. Sia fisicamente che spiritualmente. Ci sono muri che vengono costruiti con questo scopo specifico». 

La conclusione, molto zen, cui arriva il grande scrittore giapponese è che dietro ogni negatività si possano trovare elementi positivi e che il buio, dalle nostre parti, non è mai totale: «In qualunque cosa c’è un aspetto positivo. Qualunque nuvola, per quanto spessa e scura, vista dall’alto brilla di luce argentea (…) Sulla Terra, per quanto profonde siano le tenebre, da qualche parte un barlume di luce riesce sempre ad arrivare».

Ad maiora

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Haruki Murakami

L’assassinio del commendatore (Vol 1 e 2)

Einaudi, 2018

Pagg. 411 e 430

Euro 20 e 20

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22 Aprile 2019