Quando si avvicina un lebbroso, con le membra ridotte a moncherini, la prima reazione è quella di mettere mano al portafogli e dispensare un’offerta, che per noi è trascurabile ma per chi la riceve può costituire un patrimonio. È cosa utile, questa? Nella maggior parte dei casi, a mio avviso, non sono non è utile ma è veramente dannosa.

Dà solo, al donatore, l’impressione di aver fatto qualcosa. È un gesto che serve a tacitare la coscienza, ma non risolve realmente il problema, anzi ci esime dall’affrontarlo nella sostanza. Facendo l’elemosina ci togliamo il pensiero, ma per quanto?

L’elargizione di denaro non costituisce una soluzione, né a breve né a lungo termine. Il mendicante passerà a un’altra auto, e poi a un’altra ancora, affidandosi per sopravvivere a un meccanismo senza via d’uscita. Per affrontare onestamente il problema dovremmo impegnarci ad avviare un processo: se il donatore aprisse la portiera dell’auto e chiedesse al mendicante qual è il suo problema, come si chiama, quanti anni ha, che cosa sa fare, se ha bisogno di assistenza medica e così via, quello sarebbe un modo per aiutare davvero. Ma allungare una mo età significa implicitamente invitare il mendicante a sparire, è un modo per sbarazzarsi comodamente del problema.

Non sostengo che si debba ignorare il dovere morale di aiutare, o l’istinto a soccorrere i bisognosi: dico solo che l’aiuto deve assumere una forma diversa.

Dal punto di vista del destinatario, la carità può avere effetti devastanti. Chi raccoglie denaro mendicando non è motivato a migliorarsi; il malato bob vorrà farsi curare temendo di perdere la sua fonte di guadagno. Esistono persino racket di mendicanti che prendono i neonati e li rinchiudono in certi vasi, per farli crescere deformi e servirsene per l’accattonaggio.

In ogni caso, mendicare priva l’uomo della sua dignità. Togliendogli l’incentivo a provvedere alle proprie necessità con il lavoro, lo rende passivo e incline a una mentalità parassitaria: perché faticare, quando basta tendere la mano per guadagnarsi la vita?

Quando vedo un bambino che chiede l’elemosina devo fare uno sforzo di volontà per resistere all’impulso di dare. E anch’io a volte regalo un po’ di denaro: nel casi di una malattia, di una madre con un bambino che rischia di morire, o in altre situazioni di estremo bisogno; ma per quanto è possibile cerco di controllare questo impulso.

Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli

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10 Ottobre 2019