“In questi giorni” forse è una frase che pronunciamo spesso, non lo so. Lo immagino. So che tantissimi spot televisivi che le aziende dedicano al coronavirus e all’auto isolamento, iniziano proprio con queste parole: “in questi giorni”.

Pubblicità ideate non per promuovere direttamente un prodotto ma per fare sentire la presenza del marchio anche in una fase drammatica della vita del Paese. In molti di questi spot c’è un tono paternalistico che davvero, a furia di essere ripetuto, stona e fa venire voglia di cambiare canale. Immagino che anche le agenzie pubblicitarie siano in crisi “in questi giorni” ma un po’ di fantasia non guasterebbe per evitare di passare minuti e minuti a sentirci bravi bambini che devono stare a casa mentre qualcuno pensa a loro.

La mia psicologa mi ha detto che bisogna trovare un equilibrio “di guerra”, accettando in sostanza questa situazione per far sì che nuove emergenze (la morte di un amico, come avvenuto ieri e pure una settimana fa) non faccia precipitare nel baratro.

Questa accettazione di “stato di guerra” non mi sembra di ritrovarla in questi spot. Ma magari miglioreranno col passare dei giorni.

Un focus infine sullo spot di Sky che, orfana del suo corebusiness ossia lo sport, anzi il calcio, cerca di rassicurare i propri abbonati su quanto siano belli anche i canali di intrattenimento. La Rai un tempo fece una famosa campagna sull’”abbonato in prima fila”. Sky, in queste pubblicità, si allarga mostrando un “cliente” che viene chiamato “capo” da un regista cui rovina in set perché “qui è tutto suo”.

Insomma il virus sta mettendo alla prova anche chi si occupa di venderci prodotti o canali televisivi.

In attesa che, chissà quando, in “questi” giorni diventi: in quei giorni.

Ad maiora

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15 Aprile 2020