Cracovia (Polonia) – 5 anni fa, nel Maggio 2015, i polacchi guardavano alle elezioni presidenziali con scarso interesse, convinti com’erano della conferma del presidente uscente, il moderato Bronisław Komorowski. Chiuse le urne, tuttavia, in testa si trova Andrzej Duda. Questo europarlamentare dalla giovane età (politicamente parlando), candidato del partito conservatore Diritto e Giustizia, grazie ad una campagna elettorale determinata ed aggressiva, riesce a spodestare Komorowski. Costui, convito di avere la vittoria in tasca, aveva finora espresso una campagna elettorale priva di contenuti, salvo poi cascare in una gaffe dopo l’altra alla ricerca, goffa e disperata, di consensi da recuperare in vista del ballottaggio.

5 anni più tardi, lo scenario sembra potersi ripetere a parti invertite, con Duda, oggi presidente uscente, che vede la propria rielezione insidiata da Rafal Trzaskowski: sindaco di Varsavia, principale esponente dell’opposizione moderata, sceso in campo poche settimane fa come sostituto della debole (elettoralmente) Malgorzata Kidawa-Błońska.

A rievocare lo scenario del 2015 è, per Duda, la mancata energia investita in una campagna elettorale della quale, prima della discesa in campo di Trzaskowski, il presidente uscente veniva considerato assoluto vincitore.

Sentendosi la vittoria in tasca, Duda ha infatti mancato di avanzare proposte concrete per il suo prossimo mandato, preferendo ricordare, ad oltranza, le politiche di distribuzione mirata del reddito messe in atto dai governi di Diritto e Giustizia nel corso degli ultimi anni, col preciso scopo di ripagare l’elettorato conservatore e compattarlo in vista delle successive scadenze elettorali.

Al contrario, Trzaskowski, forte della vittoria alle comunali di Varsavia di un anno e mezzo fa, ha trasferito tale energia su scala nazionale, proponendosi come l’unica alternativa “votabile” capace di sconfiggere candidati di Diritto e Giustizia in elezioni “che contano”.

I sondaggi sembrano dare credito all’ipotesi di un ribaltone politico in Polonia. Duda, stimato al di sopra del 50% prima della candidatura di Trzaskowski, è dato ora come incapace di chiudere la partita al primo turno. Il presidente uscente, così, si vedrà costretto ad un ballottaggio nel quale, a decidere tra lui e il sindaco di Varsavia, sarà una manciata di voti.

L’effetto sorpresa è, del resto, una constante storica delle elezioni presidenziali polacche. Nel 2005, il candidato di Diritto e Giustizia, Lech Kaczyński, riuscì a ribaltare lo svantaggio incassato al primo turno, e sconfiggere il candidato di centrodestra Donald Tusk, dato per favorito alla vigilia del ballottaggio.

Nel 1995, fu il socialdemocratico Aleksander Kwaśniewski a detronizzare, per una manciata di voti, al ballottaggio, il leader di Solidarność Lech Wałęsa, sostenuto da un’ampia coalizione di conservatori e moderati.

Se le elezioni di Domenica saranno o meno da annoverare nella lista delle sorprese elettorali della storia politica polacca dipenderà dalla capacità dei due candidati di mobilitare il proprio elettorato.

Duda, appoggiato fortemente dall’episcopato polacco, dovrà portare alle urne prevalentemente pensionati, proletariato rurale e sottoproletariato urbano.

Trzaskowski, invece, sarà chiamato a mobilitare gli imprenditori, i lavoratori autonomi, e la borghesia della città.

A fare da ago della bilancia della contesa sarà l’elettorato di centrosinistra e progressista, che al primo turno distribuirà il proprio consenso tra il giornalista indipendente Szymon Hołownia e l’europarlamentare socialista Robert Biedroń.

Anche i nazionalisti-liberisti, molto forti sopratutto tra gli elettori di giovane età, che al primo turno voteranno Krzysztof Bosak, saranno un fattore decisivo al ballottaggio, con la frangia sciovinista più propensa a votare Duda, e la fazione libertaria maggiormente incline a sostenere Trzaskowski.

Matteo Cazzulani

@MatteoCazzulani

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27 Giugno 2020