Falcone e Borsellino, ma non solo. “C’era una volta il pool antimafia” è il racconto di un altro dei protagonisti di quella meravigliosa squadra che allestì il maxi-processo e che diede un colpo decisivo contro Cosa nostra. A scriverlo (per l’editore Zolfo) Leonardo Guarnotta, magistrato palermitano chiamato da Antonino Caponnetto a far parte del pool (del quale faceva parte anche Giuseppe Di Lello).

Guarnotta, in magistratura per 50 anni, descrive così il suo “mestiere”: «Un lavoro che impone di ricercare scrupolosamente la verità impegnandosi sino allo sfinimento, alla sofferenza a volte. Un lavoro che richiede un continuo travaglio interiore, perché il giudice è chiamato a decidere e le decisioni da adottare esigono non soltanto la scienza, ovvero le necessarie cognizioni tecnico-giuridiche, ma anche l’ascolto della coscienza».

Parte da queste premesse Guarnotta per raccontare la vita di quel pool antimafia che venne falcidiato dal tritolo e ostacolato dalla burocrazia. Un gruppo di lavoro che era tutt’altro che politicamente omogeneo: «A rifletterci bene, in quest’epoca di forti divisioni, mi viene da ridere nel pensare come sia stato possibile che uno capace di andare in manifestazione con i metalmeccanici indossando la tuta blu (Di Lello, che venne poi eletto a Parlamento Europeo e Senato con le file di Prc, NdA) sia riuscito a lavorare senza problemi con Borsellino, “monarchico” e aderente al Fuan. Ma erano altri tempi e le situazioni estreme contribuiscono a cementare le amicizie. Un po’ come succede in guerra. E Palermo era in guerra».

E proprio su quella guerra che, nel 1992, in 57 giorni, ci portò via prima Falcone (con moglie e tre agenti della scorta) e poi Borsellino (e cinque agenti di scorta) Guarnotta scrive le pagine più dolorose di questo libro: «Sabato 18 luglio 1992, il giorno prima della strage, Paolo venne a trovarmi in ufficio. Io però non c’ero, ero fuori Palermo con la famiglia. Perché sei venuto a trovarmi, Paolo? Era solo una visita di cortesia oppure volevi mettermi al corrente di qualcosa di importante? Non poteva essere un semplice saluto perché tu tornasti a casa e informasti tua moglie Agnese (lei me lo confermò in seguito) che eri passato a trovarmi e che saresti tornato il lunedì successivo. Probabilmente c’era dell’altro, qualcosa che ritenevi io dovessi conoscere nel caso ti fosse successo quello che paventavi ma che non aveva fermato la tua disperata corsa contro il tempo, in quei terribili giorni della tua ultima estate, per scoprire i nomi degli esecutori materiali ma anche i mandanti della strage di Capaci. Con la consapevolezza che bisognava fare in fretta, sempre più in fretta, perché eri certo che il tempo stava per scadere anche per te. Quel nostro mancato incontro è uno dei più grandi rimpianti della mia vita».

Parole faticose da leggere e mi immagino ancora di più da scrivere. “C’era una volta il pool antimafia” è un bel libro che spero venga letto anche da chi in quegli anni non era ancora nato. Quando insegnavo in Università ero solito mostrare il video dell’ultimo intervento pubblico di Borsellino, di una forza devastante. Lo metto qui, degna chiusura di questa recensione.

Ad maiora

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Leonardo Guarnotta

C’era una volta il pool antimafia

Zolfo editore

Milano, 2020

Pagg. 236

Euro 18

12 Novembre 2020