Libertà tra i Navigli

Libertà tra i Navigli

Un volume che racconta le storie della marea di lapidi di partigiani che punteggiano i caseggiati di gran parte di Milano. Questo bel libro (a cura del Coordinamento Anpi Zona 6) limita il suo raggio d’azione a storici quartieri popolari: Barona, Lorenteggio, Giambellino e Porta Genova.

Ogni lapide di un martire per la libertà racconta un pezzo di storia del nostro paese, e anche e sopratutto di Milano. Nel testo si ricorda di come, all’arrivo degli Alleati, la città non solo era già stata liberata dai partigiani, ma era già in piena funzione, seppure a livello e emergenziale.

Oltre al risveglio di una minoranza fascista nel nostro Paese, in questi ultimi anni più d’uno ha messo nel mirino l’Anpi, associazione che -giocoforza- è ora guidata non da partigiani, ma da quanti vogliono tenere desta la memoria della Resistenza (non solo portando fiori e corone alle lapidi ogni 25 aprile).

Questo “Libertà tra i Navigli” spiega – nero su bianco – come il lavoro dell’Anpi sia ancora vitale, ieri come oggi.

Ad maiora

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Libertà tra i Navigli

Coordinamento ANPI Zona 6 Milano

Pagg. 222

http://anpibarona.blogspot.it

anpibarona@fastwebnet.it

Il tempo di Andrea, Maria Rosaria Valentini

Il tempo di Andrea

È un libro complesso questo di Maria Rosaria Valentini. L’Andrea del titolo è ovviamente il protagonista di questo romanzo. È rinchiuso, volontariamente, in un ospedale. Ha avuto un ictus, ma quando si svolge il tempo del racconto sta meglio. Anche se decide di tenere per sé la notizia. Il lettore, disorientato, viene piano piano accompagnato tra le silenziose sinapsi di Andrea, per capire il perché di questa scelta. In ospedale nessuno i fatti ne conosce l’identità e lo chiamano Silos. Lui non ha fretta di uscire dal nosocomio. La moglie, di cui era follemente innamorato, lo ha infatti lasciato. Non solo: ha anche deciso di impedirgli di vedere la figlia, l’uomo era legatissimo. Quando Andrea/Silos sarà ormai da tempo in ospedale, Ernestina (questo il suo nome) si pentirà di questa scelta. Ma, forse, troppo tardi.

Il tempo di Andrea (edito da Sellerio) racconta la caducità della vita e dei rapporti umani. Senza i quali siamo poca cosa, senza nemmeno avere diritto a un vero nome.

Ad maiora

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Maria Rosaria Valentini

Il tempo di Andrea

Sellerio

Palermo, 2018

Pagg. 193

Euro 16

Follia maggiore, rimpianti e vecchi amori nel nuovo giallo di Robecchi

Di Alessandro Robecchi e della sua vena noir non mi perdo neanche un libro (anche se da saggista era davvero niente male: ogni volta che sento qualcuno dire “Sono sereno” ripenso al suo Piovono pietre, figlio di una sua fortunata trasmissione su Radio popolare). Questo Follia maggiore è l’ennesimo giallo che vede protagonista Carlo Monterossi, ormai ex autore televisivo, sempre – involontariamente – al centro di gialli ambientati a Milano. Una città che Robecchi descrive più grigia del solito, battuta da una incessante pioggia (alla Blade Runner: «Piove ancora, pioverà per sempre, vivremo le nostre vite e ci chiameranno all’ultimo appello a rendere conto di tutte le cazzate che abbiamo fatto, e starà ancora piovendo, e questo a Milano si chiama novembre»). È una storia dolce e amara quella descritta in Follia maggiore: una vicenda d’amore del passato che torna alla ribalta per un omicidio, che porta con sé tanti rimpianti. E come nel Gioco degli specchi camilleriano non sempre i colpevoli sono quelli che sembrano. C’è anche la musica, come in tutti i gialli di Robecchi: ma questa volta non solo Dylan ma anche musica operistica. Una apprezzabile novità.
E poi c’è il solito modo invidiabile di scrivere, di descrivere, di raccontare. Come sempre, ho preso decine di appunti. Ma ve ne regalo solo due.
Sulla tuttofare di Monterossi, la mitica Katrina, adoratrice della Madonna di Medjugorje: «Il sistema etico-oscillatorio di Katrina -una moldava alta come una betulla è un po’ più dura- non è di facile decrittazione. In questo momento gioca a fare il pendolo tra il suo tradizionale “Signor Carlo deve trovare brava ragazza” e l’altro estremo: “Signorine di oggi deve imparare a tenere mutande addosso”. Come faccia Carlo a trovare una brava ragazza se quella tiene le mutande addosso non si sa, ma Katrina non ammette troppo distinguo e soleva con due dita, per una spallina, come se scottasse, un reggiseno blu che ha trovato in bagno».
Su Ghezzi, poliziotto vecchio stampo, qui a colloquio con la moglie: «”Rosa, io ce l’ho un paio di scarpe vecchie?”. “Tu hai solo scarpe vecchie, Tarcisio…vai in giro vestito come un barbone, se non te le compro io le cose da mettere…”. Se foste in cucina con lui a bere il primo caffè della giornata, con ancora i pantaloni del pigiama e la canottiera, vedreste il sovrintendente Tarcisio Ghezzi alzare gli occhi al cielo. Ma siccome non ci siete, fidatevi, alza proprio gli occhi al cielo».
Insomma, avete capito lo stile, ironico e che fa pensare.
Un altro libro da leggere, prima che tornino a piovere pietre.
Ad maiora
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Alessandro Robecchi
Follia maggiore
Sellerio
Palermo, 2018
Pagg. 290
Euro 15

Catalani, ma low cost

Stanotte, non avendo sonno, ho letto qualche articolo (di quotidiani italiani) su Mediapro che si è accaparrata i diritti tv della Serie A. In più pezzi veniva segnalato (con quel finto stupore pauperistico che piace allo storytelling degli uffici stampa) che gli spagnoli (ma sono in realtà catalani) dopo aver offerto 1 miliardo e 100 milioni (e 1000

Euro) ai venti presidenti del calcio nostrano, sono tornati a Barcellona con un volo low cost (Vueling, veniva precisato). Wow! Questi sì che sono bravi, mica come i nostri che si siedono in business, avranno pensato i più. Mi è bastato andare su un sito di ricerca voli per scoprire però che da Milano a Barcellona, se si vuole un diretto, l’unica alternativa sono solo tratte low cost.

Da anni il capoluogo lombardo ha perso la sua centralità di hub aeroportuale e per lo più, se partite da qui, o fate uno scalo, o volate stretti stretti. Come hanno fatto i catalani. Che avrebbero – è vero – potuto permettersi un jet privato. Ma poi: dove sarebbe finito lo storytelling??

Ad maiora

Felicita ed Ekaterina

Phishing che dovrebbe provenire dalla Russia. Con le solite traduzioni automatiche senza gli accenti e con frasi a caso.

Ad maiora

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Mi chiamo Ekaterina. Vivo e lavoro in Russia.

Adoro il mio paese, ma sfortunatamente qui in Russia non sono riuscito a trovare la mia felicita fino ad ora, quindi spero di trovare l’altra meta.

Sto solo cercando una relazione seria, quindi se anche tu sei sintonizzato, saro molto felice.

Penso che potremmo imparare molto di piu l’uno sull’altro. Penso di averti scritto, ho fatto la scelta giusta.

Non dimenticarti di mandarmi le tue foto, e saro anche lieto di inviarti alcune di loro.

Ekaterina.

Che mi fotte(rmi)

Dacci oggi il nostro primo phishing del 2018. Questo tradotto meglio che nel passato. Con qualche classico svarione. E l’assenza di accenti.

Ad maiora

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Ciao.

Mi chiamo Amelia. Ho 34 anni.

Sono nato in Ucraina, ma ora vivo in Italia. Mi piace viaggiare in Europa.

Sto cercando un uomo per attivita ricreative, sesso, intrattenimento. Non preoccuparti, sono finanziariamente sicuro e non ho bisogno di soldi.

Ti ho mandato la mia foto di nudo. Se sei veramente interessato, allora trovami sul sito su cui mi sono registrato.

Il mio soprannome e Amelialove. E assolutamente gratuito Ho allegato la mia pagina a questa lettera. Nel mio profilo vedrete piu delle mie foto e il mio numero di telefono.

Chiamami e parleremo al telefono. Per favore non scrivermi per posta, poiche questa e la mia email di lavoro.

Non ho fatto sesso per molto tempo. Sono una donna depravata e amo tutto nel sesso.

Voglio davvero che mi fottermi nel mio bel culo stretto.

Spero che ci divertiremo molto insieme.

Aspettero la tua chiamata.

Amelia

Revolution, musica e rivolta in scena alla Fabbrica del Vapore

È aperta già da qualche giorno, ma proseguendo fino al 4 aprile 2018 mi permetto di suggerirvi la mostra Revolution, musica e ribelli 1966-70, dai Beatles a Woodstock, in scena alla Fabbrica del Vapore di Milano (via Procaccini 4).

Il lato B del disco Disraeli Gears dei Cream

È un allestimento ben fatto, ricco di pezzi pregiati e nel quale lo spettatore viene accompagnato di sala in sala da una musica diversa, diffusa nelle cuffie che vi danno all’ingresso (16 euro l’ingresso, non poco, 14 i ridotti).

Revolution, un angolo della mostra

Le foto, ma anche i dischi e gli oggetti (ben 500 le testimonianze in mostra), raccontano i 1826 di quella stagione che ribaltò le basi della società, creando un effetto domino che – a fatica – arriva fino ai giorni nostri (dal Divorzio al Testamento Biologico, mi verrebbe da dire).

Stokely Carmichael, attivista movimento diritti civili

La Mostra che ha uno stampo internazionale essendo approdata al Victoria and Albert Museum di Londra, racconta le lotte per i diritti civili, da quelle per gli omosessuali agli afroamericani, dall’opposizione alla guerra del Vietnam alla parità uomo/donna. Ci sono immagini da tutto il mondo, ma anche un racconto di quel che accadeva nella Penisola in quegli anni.

Manifesto contro Nixon

Quegli anni formidabili hanno portato anche novità nella moda (“Le gambe scoperte per le ragazze e i capelli lunghi per i ragazzi” come ricorda una delle curatrici, Clara Tosi Pamphili) ma furono sopratutto accompagnati da una rivoluzione musicale che Revolution vi fa rivivere e sopratutto ascoltare.

Revolution, la batteria dei The Who

L’ultima sala è un’immersione nello spirito di Woodstock. Ci sono cuscini dove sdraiarsi su un prato sintetico per assistere su un maxi schermo al più importante festival della storia della musica. Un modo sensoriale per confrontarsi con quel periodo storico.

Ad maiora

Revolution, Woodstock

Penso di avere una specie di cuore

Dacci oggi il nostro phishing quotidiano, con la solita messe di errori da traduzioni automatiche.

Ad maiora

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Ciao. Vi prego di prestare riguardo a me. Il mio denominazione e Valentyna. Io vivo in Ucraina, nella citta di Donetsk. Ho 39 anni. Sono una donna amorevole allegra e divertente, sono socievole e amichevole. Penso di essere provetti e intelligente. Penso di avere una specie di cuore, io sono dischiusa , onesta e sincera. Io sono attiva ed vivace. Mi piace lo attivitа , vado a dare forma, Mi piace preparare. Mi piace viaggiare, fare conoscenza persone e vedere posti nuovi. Sto cercando un uomo di buon cuore e saggio. Apprezzo un buon senso dell’umorismo e mi piacciono gli uomini che possono essere grave nonche godere di divertirsi. Ho bisogno di un uomo per onestamente e affidabile vicino a me. Mi auguro che il mio profilo attirera la vostra attenzione e sara necessario il desiderio di arrivare a conoscermi meglio! Fare questo passo e io faro il prossimo! se siete coinvolti, potete scrivere una lettera al mio indirizzo e-mail:

Ti ho mandato la mia foto di nudo

Dammi oggi il mio phishing quotidiano…

Ad maiora

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Ciao.
Mi chiamo Patricia. Ho 36 anni dalla Grecia. Presto ho intenzione di partire per l’Italia.
Sto cercando un uomo per attività ricreative, sesso, intrattenimento. Non preoccuparti, sono finanziariamente sicuro e non ho bisogno di soldi.
Ti ho mandato la mia foto di nudo. Se sei veramente interessato, allora trovami sul sito su cui mi sono registrato. Il mio soprannome è Patricisexy. È assolutamente gratuito
La mia pagina e la mia foto sono state allegate alla lettera. Nel mio profilo vedrete più delle mie foto e il mio numero di telefono. Chiamami e parleremo al telefono.
Per favore, non scrivermi all’ufficio postale, perché mio marito può vedere la tua lettera. Sì, sono sposato, ma non è interessato a me e vivo separatamente da lui.
Non ho fatto sesso per molto tempo. Sono una donna depravata e amo tutto nel sesso.
Voglio davvero che mi fottermi nel mio bel culo stretto.
Spero che ci divertiremo molto insieme.
Aspetterò la tua chiamata.
Patricia

Ludmila Ulitskaya, Una storia russa

Brèžnev e gli sparuti intellettuali

L’ennesima ricandidatura di Putin mi ha ricordato questo bel brano della Ulitskaya su Brèžnev.

Ad maiora

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Nel 1964 salì al potere Brèžnev. Nel partito ci furono rimescolamenti, alcuni vampiri prendevano il posto di altri. Il loro disastroso livello culturale dettava lo stile di vita del paese e fissava limite che era pericoloso superare. La produzione letteraria e culturale destinata al popolo metteva angoscia. Restava un pugno di uomini, insignificante sotto tutti punti di vista: sapientoni sopravvissuti, rintanatisi nella matematica e nella biologia, fra i quali non mancavano un paio di accademici, ma molti di più erano gli emarginati che campavano di incarichi modesti, nascosti in istituti di ricerca di terza categoria; e poi due o tre geniali studenti delle facoltà di chimica e fisica o del conservatorio. Questi invisibili con esigenze spirituali esistevano illegalmente.
Ma quanti potevano essere costoro, che senza conoscersi si incrociavano nei guardaroba delle biblioteche e delle sale da concerto, nel silenzio dei musei deserti? Non era un partito, ne è un circolo, né una società segreta, e neppure un’accolta di persone che condividevano un ideale. Forse il loro unico denominatore comune era la versione per lo stalinismo. E, naturalmente, la lettura. Lettura avida, sfrenata, maniacale: hobby, nevrosi, droga. Per molti il libro, da maestro di vita si trasformava in suo sostituto.

Ludmila Ulitskaya, Una storia russa, Bompiani, 2016