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Camenisch, trasferito da un carcere all’altro

Marco Camenisch, l’anarco ecologista svizzero, arrestato qualche anno fa in Italia è stato trasferito da un penitenziario all’altro. Ufficialmente per motivi di sicurezza.

Il più noto rivoluzionario poschiavino (classe 1952, nato a Campolongo, Cunculugn, due chilometri a nord di Tirano) era stato condannato – nel ’79 – a 10 anni di carcere  per atti vandalici contro i tralicci delle numerose centrali elvetiche. Evaso nell’81 verrà catturato nel ’91 (era latitante a Carrara) dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri (un militare dell’arma rimase ferito, insieme allo stesso Camenisch).

Pur condannato in Italia, nel 2002 è stato estradato nella Confederazione. Dove è stato accusato anche dell’uccisione di una agente del carcere al momento della fuga (erano stati in cinque a scappare, poi verrà assolto) e dell’omicidio di una guardia di frontiera a Brusio.

Camenisch ha girato molte carceri in Svizzera:  Pfäffikon,  Thorberg, Kloten, fino al Bochuz di Orbe dove è stato trasferito ora. Un penitenziario dove sono reclusi i peggiori pedofili elvetici: http://www.caffe.ch/news/articolo/48876.

Dalla sua nuova cella, Camenisch (trasferito, in elicottero e in gran fretta, senza aver potuto portare con sé i propri vestiti ed effetti personali) ha scritto una lettera nella quale sottolinea la “evidente rappresaglia politica e la dinamica sequestro-ostaggio come prigioniero politico/di guerra dello stato e del capitale e le responsabilità dei cantoni/delle istituzioni di Zurigo/Vaud. Ma certamente non credo che la resistenza militante ci casca, s’intimorisce e si fa ricattare di cotanta pochezza e paranoica espressione di debolezza della repressione…”.

Su Camenisch è stato scritto anche un libro:

http://www.ecn.org/nautilus/camenisch.html

Dovrebbe uscire dal carcere nel 2012, con la condizionale.

Ad maiora.

Il neo juventino Krasic: serbo di Mitrovica

La Juventus FC ha formalizzato oggi l’acquisto di Miloš Krasić. Lo pagherà, da qui al 2012, in tre rate da 5 milioni di euro. Un mutuo, oneroso, ma un mutuo, garantito da una fideiussione bancaria.

Krasić, nato nel 1984 in Jugoslavia, ha giocato anche per la nazionale under 21 di Serbia e Montenegro e ora è titolare della nazionale della Serbia. Il centrocampista (esploso col CSKA di Mosca) che è stato eletto miglior giocatore serbo del 2009, ai Mondiali sudafricani non ha brillato (sostituito nel disastroso Australia-Serbia 2-1, che ha portato all’eliminazione dei serbi) anche se con tre gol era stato decisivo nelle qualificazioni del suo Paese.

Già il suo Paese. Krasić è nato a Mitrovica, città che si trova nel nord del Kosovo. È divisa in due dal fiume Ibar e il ponte (presidiato da forze militari internazionali) è una sorta di spartiacque tra il Kosovo albanese e quello serbo, tra mondo islamico e cristiano.

A nord del fiume vivono 20mila serbi, a sud 80mila albanesi. Il ponte è un sorta di muro di divisione. Alexander Langer (che a Brescia in questi giorni, forse a causa del caldo, è stato bollato come terrorista) se ne sarebbe rammaricato.

Le più recenti tensioni a Mitrovica si sono registrate solo qualche settimana fa, con il parziale riconoscimento dell’indipendenza di Pristina: il 22 luglio la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato legittima la secessione kosovara da Belgrado (partita nel 1999).
Mitrovica, o Kosovska Mitrovia o Titova Mitrovica come viene ancora chiamata, ha dato i natali anche a un altro calciatore serbo che ha giocato in Italia e che ora è tornato alla Stella Rossa di Belgrado: Nikola Lazetić.

Nel 2002 Lazetić era stato acquistato dal Como di Preziosi e girato subito al Chievo Verona (quell’anno i lariani scesero dalla A alla B per poi precipitare, grazie all’attuale patron del Genoa, fino alla C2 e al fallimento: ora sono in Lega Pro). Il serbo andrà poi alla Lazio, Siena, Genoa e Livorno, per concludere la sua esperienza italiana al Torino (contribuendo all’ultima promozione a Serie A, ma poi anche alla retrocessione). A scadenza di contratto, il ritorno a Belgrado.

Ma sempre di Mitrovica è un altro calciatore, che ha giocato in Italia e che invece è di etnia albanese: Valon Berhami.

La famiglia Berhami nel 1990 era emigrata in Canton Ticino, dopo che entrambi i genitori di Valon (allora aveva 5 anni) avevano perso il lavoro. Dal 1995 presentavano invano alle autorità elvetiche più richieste di asilo politico, per l’aggravarsi delle vicende degli slavi del sud. È però l’abilità sportiva di Valon a salvare la famiglia dal rimpatrio. La società sportiva Ligornetto lancia infatti una raccolta di firme per chiedere alla Confederazione di garantire asilo ai Behrami. Così sarà. Valon ripaga la fiducia (sportiva) accordatagli portando la Svizzera ai Mondiali del Sudafrica (suo il gol decisivo nella partita con la Turchia: sorta di nemesi, visto che questo Paese è l’erede politico di quell’Impero Ottomano che sconfiggendo i serbi e conquistando Mitrovica, la islamizzò).

Berhami, in Italia, ha giocato nel Genoa, nell’Hellas Verona e soprattutto nella Lazio: 44 presenze per i biancazzurri e quattro gol, uno dei quali decisivo nel derby 2008 (3-2 per la Lazio). Ora (dopo la deludente esperienza col West Ham – squadra della Premier di cui è dirigente Sir Gianfranco Zola, oggi sconfitta 1-3 dal Bolton – e dopo un bruttissimo infortunio lo scorso anno) potrebbe tornare proprio nella capitale, ma sulla sponda giallorossa.

A Mitrovica sud continueranno a essere orgogliosi di lui.

Come in quella nord, nei cui bar da due giorni a questa parte, si starà parlando di Krasić alla Juve. Lo stesso nei caffè belgradesi. Anche in Serbia la notizia domina infatti oggi tutti i siti online: http://sport.blic.rs/Fudbal/Evropski-fudbal/183404/Milos-Krasic-zvanicno-novi-clan-Juventusa

Magari è l’occasione per “dare un calcio” ai conflitti. Sperem.