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E’ duro essere gay, a Roma come a Mosca

Youths kick gay rights activist during protest
L’omofobia campeggia su molti siti stranieri. El Pais decide di concentrarsi, oltre a quella in salsa russa, anche su quella che purtroppo impera nel nostro paese. Per quanto riguarda la nazione guidata da Putin, il Guardian riferisce che i giovani comunicano di nascosto per evitare la legge che limita la loro libertà. La Cnn racconta di un giornalista russo che fa coming out e viene licenziato (via sms).

La notizia che apre tutti i quotidiani italiani – la nota di Napolitano – la troviamo solo sul Pais, mentre il Corriere del Ticino dedica spazio a Marina Berlusconi che rimane nell’azienda, di famiglia.
Finisco col calcio. L’incontro tra il Papa e le nazionali argentine e italiane, il Guardian lo riassume con la stretta di mano con Mario Balotelli.
La Faz parla invece di Mario Gomez, punta della Fiorentina: “la macchina del gol non si fermerà”, il titolo.
Ad maiora

Zapping mondiale: dalla scomparsa di Quirico alla fiducia a Letta

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Molta politica italiana sui siti mondiali. Con una sola eccezione.

Al Arabiya ha ifatti in home page la notizia della scomparsa in Siria dell’inviato de La Stampa, Domenico Quirico. Sempre in tema Siria. il Guardian parla di attacchi cibernetici a siti occidentali fatti da hacker pro-regime.
Da più parti si parla della fiducia ottenuta da Letta ieri alla Camera. Lo fa Le Monde. E pure la Faz che titola sulla grande maggioranza. L’Indipendent cita una parte del discorso del neo presidente del Consiglio.
Il Corriere del Ticino spiega infine agli elettori svizzeri perché Letta ha la fiducia, ma non di M5S.
Per lo sport, molta attenzione viene data al primo coming-out nell’Nba. Sul NYT l’anuncio del centro dei Bulls, Collins.

Sulla Cnn si racconta invece del cappotto subito dal Sunderland di Di Canio, sconfitto 6-1 dall’Aston Villa.
Finisco con Mourinho (dai siti de El Pais e de El Mundo), che stasera tenta una remuntada anti-tedesca
Ad maiora

Caro ambasciatore, i gay non sono molli

E’ di ieri la surreale notizia che nella commissione del Senato americano che sta discutendo sull’omosessualità nell’esercito a stelle e strisce, il generale Usa Johan Sheehan abbia accusato il contingente olandese di stanza a Srebrenica, di aver consentito la strage di 8.000 musulmani perché composto da molti soldati gay.

Su quella pagina agghiacciante della storia europea si è già detto e scritto di tutto. Ricordo solo che nel 2002, a sette anni di distanza dall’eccidio il governo olandese rassegnò le dimissioni assumendosi la responsabilità (ma non la colpa) di aver consentito che le truppe di Mladic entrassero nell’enclave Onu per far strage di tutti i maschi dai 14 agli 80 anni (i loro corpi, messi nelle fosse comuni, furono anche più volte spostati, rendendo irriconoscibile gran parte delle vittime).

Nel 2006 quel battaglione di “coraggiosi” soldati olandesi fu comunque premiato dal ministro della Difesa olandese, con il sostegno della Commissione europea. Il generale francese che guidava il contingente Onu in Bosnia, Philippe Morillon, dal 1999 è europarlamentare (dell’Udf) ed è stato a sua volta premiato con la Legion d’Onore. I gay in questa vicenda insomma c’entrano poco.

Di questo si occupa oggi l’articolo di Sergio Romano che, parte dalla prima del Corriere della sera e occupa tutta pagina 15. Un pezzone nel quale l’ex ambasciatore ricostruisce l’eccidio ma finisce con una chiusa a mio avviso omofoba. Scrive Romano: «Piuttosto che puntare il dito sui soldati gay del contingente olandese converrebbe parlare di “Europa gay” dove gay, in questo caso, non significa omosessuale ma allegra, spensierata, molle e inconcludente». A beh, davvero una difesa d’ufficio di cui la comunità GLBT sentiva proprio il bisogno. Mi piacerebbe far conoscere alll’Ambasciatore amici gay che sono a volte anche tristi, spesso pensierosi, quasi mai “molli” e soprattutto mai inconcludenti.

Buona primavera a tutti.

Ad maiora