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Vittoria! Ivan Kostin è tornato in Israele

Si conclude positivamente la campagna lanciata da Annaviva qualche mese fa per opporsi all’estradizione in Russia dell’imprenditore Ivan Kostin.
A fine maggio i giudici di Milano avevano ritenuto non sufficiente la documentazione trasmessa dalla Procura russa. Ivan aveva quindi potuto lasciare gli arresti domiciliari.
Qui il post di allora:
http://andreariscassi.wordpress.com/2012/06/03/annaviva-esulta-ivan-kostin-e-libero-non-sara-estradato-in-russia/
Ora la notizia che aspettavamo da giorni.
Kostin è in salvo: è tornato in Israele, dove vivono moglie e figli.
Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato!

Ad maiora

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Annaviva esulta: Ivan Kostin è libero! Non sarà estradato in Russia

Annaviva ne era certa: non sussistevano motivi per estradare Ivan Kostin in Russia. L’imprenditore, accusato in madrepatria di approvazione indebita, era sicuramente uno dei numerosissimi cittadini russi finito nei guai solo perché inviso a qualche potentato locale.

Lo avevamo sostenuto a più riprese.

Intervistando Kostin a Roma, dove – dopo qualche mese a San Vittore – era agli arresti domiciliari, in attesa dell’estradizione:

http://youtu.be/jInHMNzgNLI

Invitando la moglie e il giornalista Grigori Pasko a Milano il giorno della prima udienza di estradizione:

http://youtu.be/M0j-HPTiT9E

Già a marzo i giudici avevano chiedo un supplemento di informazioni alle autorità russe, non giudicando sufficienti le carte trasmesse da Mosca: difficile per chiunque credere che Ivan avesse portato via, dall’azienda fondata dal padre, centinaia di litri di cognac invecchiato per sostituirlo con quello giovane e lucrare (milioni di rubli) grazie a questa operazione, senza che nessuno se ne accorgesse.

Per Annaviva valeva lo stesso discorso, più in piccolo, che riguarda il prigioniero politico Mikhail Khodorkovskij: si contestano reati fiscali per nascondere motivi molto più abbietti.

Ora è arrivata la sentenza della Corte d’appello di Milano, chiamata a decidere sull’estradizione dato che Kostin, del tutto ignaro del mandato di cattura, era stato arrestato proprio a Milano, dove era venuto a seguire una fiera del vino; proveniva da Israele dove abitava da anni con moglie e figli e dove nessuna autorità aveva mai pensato di arrestarlo per rispedirlo in madre patria.

La Corte ha appena rigettato l’istanza di estradizione!

Kostin è ora libero anche se non potrà lasciare il paese prima di 15 giorni.

I giudici milanesi hanno negato che dietro la persecuzione giudiziaria ci fossero motivi politici. Certo, Ivan non è un “prigioniero politico”, ma bisognerebbe capire il contesto in cui nascono queste accuse, questi processi.

Un terzo delle persone in carcere in Russia ci finiscono per reati “economici”. E sono per lo più imprenditori e affaristi.

Comunque, la Corte d’appello milanese, pur non valutando la sussistenza di ragioni politiche, ha valutato insufficienti le prove prodotte per estradare Ivan in Russia. 

Ora ci auguriamo che questi 15 giorni passimo in un soffio e che Ivam possa subito tornare in Israele ad abbracciare moglie e figli.

Così eviterà quel destino che Grigori Pasko (amico giornalista finito nelle celle del regime putiniano) prevede per i suoi connazionali nel bellissimo “Come sopravvivere alle prigioni in Russia” (Bollati Boringhieri, 2010): «Gli abitanti della Russia si dividono in due categorie: chi sta in galera e chi si prepara ad andarci».

Un libro che consiglio a tutti i giudici che valuteranno i prossimi casi di estradizione verso la Russia di Putin.

Ad maiora.

Annaviva contro l’estradizione di Ivan Kostin in Russia. L’appello della moglie Viktoria

Oggi conferenza stampa di Annaviva a Milano contro l’estradizione di Ivan Kostin, detenuto in Italia, verso la Russia.
Questo l’appello della moglie:

E questa la storia.
Contro Ivan Kostin, cittadino russo, classe 1974, pende un mandato di cattura internazionale. È un imprenditore. Si occupa di produzione e vendita di cognac.
Un giorno del novembre 2011 ha la cattiva idea di arrivare da Israele a Milano per una mostra enologica.
Viene arrestato in albergo e sbattuto a San Vittore per un mese e mezzo.
La giustizia russa lo accusa di aver rubato un enorme numero di bottiglie di cognac, per un valore di milioni di rubli, dalla fabbrica di Stavropol (nel Caucaso russo) nella quale lavorava e di cui era proprietario al 30%. Il furto sarebbe avvenuto senza che nessuno delle centinaia di dipendenti si accorgesse, naturalmente, di nulla.
I problemi per Ivan sono sorti quando muore il padre che aveva fondato l’azienda di liquori. Ivan eredita molte azioni e rifiuta di venderle (a prezzi stracciati) al socio. Ricco e potente. Che lo denuncia per furto. L’inchiesta parte nel 2008.
Si susseguono investigatore e inquirenti che chiedono l’archiviazione. Fino a che si trovano un poliziotto e un magistrato che decidono che Ivan è un “criminale” e che va processato. Anzi, va arrestato anche prima del processo.
Spiccano un mandato di cattura internazionale. Che scatta quando Kostin arriva a Milano, si registra in albergo e la mattina trova le forze dell’ordine alla porta. In Israele, dove era legalmente registrato insieme alla famiglia e lavorava, nessuno ha mai cercato di arrestarlo.
La madre di Mikhail Khodorkovsky, prigioniero politico nella Russia di Putinn, incontrando i militanti di Annaviva ha spiegato che sono almeno trecentomila i russi perseguitati per ragioni economiche.
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Siamo soddisfatti che, alla prima udienza, la giustizia italiana abbia chiesto a quella russa un supplemento di documentazione prima di valutare l’eventuale estradizione.
Ci auguriamo che questa sarà respinta nell’udienza del 29 maggio.
Qui una parte della conferenza stampa organizzata da Annaviva presso l’Ostello Bello di Milano.
Sono le parole, accorate di Viktoria, la moglie di Kostin.
Al cui appello ci associamo.
www.annaviva.org

Ad maiora.

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2 aprile, conferenza stampa per dire a no all’estradizione di Ivan Kostin

Prosegue la campagna video sul caso di Ivan Kostin, adottato da Annaviva.
L’associazione ha organizzato una conferenza stampa a Milano il 2 aprile alle 12, all’Ostello Bello (via Medici 8 – traversa di via Torino).
Parteciperanno il giornalista russo Grigori Pasko e la moglie di Ivan Kostin.
Il giorno successivo, presso il tribunale di Milano, si decederà per l’estradizione (estradarlo vuol dire condannarlo).
Questo il video-comunicato-spot:

Ad maiora

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Giustizia in salsa russa: condanne a destra e a manca

Uno dei principali leader dell’opposizione al putinismo Serghei Udaltsov ha iniziato uno sciopero della fame dopo l’ennesima condanna che ha ricevuto: questa volta a dieci giorni di carcere (in dicembre, sempre con le stesse accuse, ne aveva trascorsi quindici).
Il leader del Fronte di sinistra ha compiuto il “grave reato” di un corteo non autorizzato alla fine della manifestazione dell’opposizione di sabato scorso a Mosca. Ha disubbidito all’ordine di andare a casa. Con questa ultima accusa è stato condannato a un ammenda di 1000 rubli (una quarantina di euro) anche il più aggressivo blogger sulla scena, Alexei Navalny.
Ma la notizia più grave della giornata è la condanna a cinque anni di carcere per Alexei Kozlov, uomo d’affari che il regime russo accusa di frode. In aula, al momento della lettura della sentenza, decine di sostenitori di Kozlov hanno urlato “vergogna!” alla corte.
L’uomo (sposato con la giornalista Olga Romanova, collaboratrice della Novaja) è un attivista dei diritti umani. Il suo caso è diventato un affaire internazionale:
http://en.wikipedia.org/wiki/Alexei_Kozlov_(businessman)

Anche l’associazione Annaviva sta cercando di salvare un uomo d’affari dall’estradizione in Russia. Ivan Kostin, le cui sorti verranno decise il 3 aprile al Tribunale di Milano, se estradato, sarà – con o senza prove – condannato.
Ad maiora

 

In difesa di Ivan Kostin (che la Russia vuole in carcere)

Nella richiesta di estradizione avanzata da autorità italiane e russe, le procedure che hanno portato al mandato di cattura internazionale contro Ivan Kostin partono dalla fine, dalla decisione dell’ultimo team di investigatori e inquirenti.
A leggere invece le carte nell’ordine in cui sono state presentate, seguendo cioè il corso dell’inchiesta, ci si ritrova proiettati ai tempi di Gogol. Il reato, per il quale Ivan Kostin è stato arrestato a Milano, lo scorso novembre, è avvenuto nella Russia profonda, a Stavropol, città del Caucaso.
Ivan è ricercato da anni, dal 2008 per la precisione. Ma lui tutto ciò non lo sapeva. E invece sulle sue tracce c’era l’Interpol.
Kostin come delinquente deve essere alle prime armi. Un bel giorno di novembre decide di prendere un aereo da Israele (dove ora abita, insieme a moglie e due figli). Arriva a Milano per partecipare a un incontro di enologia. È quello il suo lavoro. Vendere alcol, cognac per la precisione.
Non é il killer sentimentale decritto da Sepulveda. Altrimenti, arrivando nella città della moda, avrebbe evitato di farsi registrare con i propri documenti in albergo.
La mattina, invece della colazione, alla porta trova la polizia che lo porta a San Vittore. Ci resta per un mese e mezzo. Dopo un primo diniego, i giudici decidono per lui gli arresti domiciliari. A Roma, a casa di alcuni parenti che lavorano nella capitale.
Quando vado a trovarlo per realizzare l’intervista che potete vedere in fondo a questo post, nel quartiere (periferico, quasi a Fiumicino) manca la luce. Lui, non potendo (né volendo) uscire di casa, non è in possesso delle chiavi. Il black out impedisce l’apertura elettrica del cancello.
Scavalco, cercando di immaginare come avrei spiegato il tutto agli agenti che controllano che non abbandoni gli arresti domiciliari (evadendo). Per fortuna nessuno mi vede.
Lui appare smarrito (non solo per il mio ingresso garibaldino).
Più che un criminale sembra qualcuno finito in un ingranaggio più grande di lui.
Di Kostin ora si occupano alcuni amici giornalisti russi, come Grigori Pasko che, avendo trascorso del tempo nelle galere putiniane, ha una missione: impedire l’estrazione di cittadini russi accusati di reati economici o politici verso la Russia.
Come Ivan Kostin, cittadino russo, classe 1974.
La giustizia russa lo accusa di aver rubato un enorme numero di bottiglie di cognac, per un valore di milioni di rubli, dalla fabbrica per la quale lavorava.
I problemi per Ivan sorgono qualche anno fa, quando muore il padre che aveva fondato l’azienda di liquori. Ivan eredita molte azioni e rifiuta di venderle (a prezzi stracciati) al socio. Ricco e potente. Che lo denuncia per furto. L’inchiesta parte nel 2008. Passa di mano in mano. A turno, investigatori e inquirenti chiedono l’archiviazione. Fino a che il faldone non finisce nelle mani di un poliziotto e di un magistrato che decidono che Ivan è un “criminale” e che va processato. Anzi, va arrestato anche prima del processo.
Spiccano un mandato di cattura internazionale. Che misteriosamente (dopo una lunga e non clandestina permanenza in Israele) diventa esecutivo quando Kostin arriva a Milano, si registra in albergo e la mattina finisce prima in commissariato poi in cella.
La madre di Mikhail di Khodorkovsky – prigioniero politico nella Russia di Putin -incontrando i militanti di Annaviva a Mosca, ha spiegato che sono almeno trecentomila i russi perseguitati per ragioni economiche.
Politici e potentati (anche locali) usano la giustizia per levarsi di torno chi gli da noia, chi non rispetta le regole non scritte. La legge della giungla.
Come Ivan Kostin, direttore di un’azienda fondata dal padre. Dalla quale avrebbe rubato, senza che nessuno delle centinaia di dipendenti se ne accorgesse, migliaia di bottiglie di pregiato cognac (sostituendolo com cognac non invecchiato). Colpevole, in realtà, di non aver abbassato la testa.
Annaviva, associazione nata per ricordare Anna Politkovskaja e per portare avanti le sue battaglie, chiede alla giustizia italiana di valutare con estrema attenzione il caso di Kostin.
Estradarlo in Russia significa condannarlo.
Valutate voi:

Ad maiora

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