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La copertina di Tatty

Tatty e quell’Irlanda da film

Leggendo questo libro in più di una occasione mi sono immaginato le scene, la loro trasposizione in pellicola. Forse perché dell’Irlanda degli anni ‘60/70 abbiamo potuto vedere anche in Italia parecchi film.

Tatty di Christine Dwyer Hickey racconta la storia della piccola Carrie, da tutti chiamata appunto Tatty (gioco di parole che deriva da Tell-tale-tattler, spia pettegola) seconda figlia di quattro con genitori che si alternano tra alcol e depressione, tra birra e scommesse sui cavalli.

La piccola a un certo punto viene mandata in collegio, posto che per lei finisce per essere una specie di salvezza, dove trova amiche e suore che le vogliono bene.

Nella sua scuola, mentre le altre vanno a casa, Tatty la domenica resta alla finestra in attesa che il padre la venga a prendere. Non sempre lo fa e se non la trova al portone a volte gira la macchina e torna indietro senza neanche salutarla. Costringendola a giornate festive nella scuola deserta, che la Dwyer Hickey (e la traduttrice Sabrina Campolongo) descrive mirabilmente: «La scuola posto è un buffo la domenica. Puoi camminare dove ti pare e non incontri quasi nessuno, puoi sentire tutti quei rumori che negli altri giorni della settimana non noti. Come i tic-tac diversi dei vari orologi, i tubi dell’acqua che gorgogliano nei muri, la stanza della caldaia che ha un attacco d’asma. O i rumori che provengono dalla piccola suora bruna quando sale le scale; il flipflop della sua tonaca, il leggero ticchettio del rosario, i tintinnii furtivi delle chiavi della sua scatola di dolciumi, pensando che sono favolosi. Puoi sentire i passi che vengono verso di te dalla distanza di due spazio corridoi e poi quando incontri i passi salta fuori che sono tuoi».

Un romanzo che parla di altri tempi. Ma con vicende che non riguardano solo i dublinesi di quegli anni.

Ad maiora

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Tatty

Christine Dwyer Hickey

paginauno

Vedano al Lambro, 2017

Pagg. 178

Euro: 15

Le indomabili, Davide Steccanella

Le indomabili di Steccanella

Un libro che offre una serie di interessanti spunti sulle donne rivoluzionarie di ieri e di oggi. “Le indomabili” il nuovo volume di Davide Steccanella è una lettura interessante per chi voglia ricercare la parte femminile della nostra storia. Spesso, troppo spesso, declinata al maschile. Davide, che nella vita fa l’avvocato, da anni si occupa di lotta armata. E in questo libro si trovano tante donne che hanno combattuto regimi e ingiustizie. Dalla rivoluzione messicana a quella d’ottobre, dalla guerra civile spagnola al terrorismo. Steccanella è bravo a raccontare, seppure in pillole, storie più o meno dimenticate. Come questa: «Petra Herrera è una delle prime “soldadere”, le combattenti donne in forza nelle truppe degli insorti della Rivoluzione messicana. Per anni conosciuta come Pedro Herrera, Petra sceglie di cambiare il proprio nome in Pedro e di travestirsi da uomo per partecipare militarmente alla guerriglia del generale Francisco (Pancho) Villa, senza limitare la propria azione alle tipiche funzioni femminili di supporto ai soldati uomini, cui sono relegate le donne messicane. Grazie a mille sotterfugi, Petra custodisce il proprio segreto, arrivando persino a fingere di radersi la barba ogni mattina. In guerra dà prova di grande coraggio e lì, certo, nessuno può arrivare a nutrire dei sospetti riguardo alla sua mascolinità, in particolar modo nel vederla alle prese con la sua abilità nel far saltare i ponti. Quando il travestimento viene scoperto, Pancho Villa, nonostante alcune vittorie importanti riportate da Petra, alias Pedro, rifiuta di promuovere una donna al grado di generale. A fronte di questa delusione, Petra abbandona la compagine di Pancho Villa per formare una brigata di soldaderas di sole donne». Ecco un semplice esempio di come nemmeno radersi e fingersi uomo, consenta di arrivare alla parità tra donne e uomini!
Eppure nel libro si trovano personaggi che hanno inciso i loro nomi nei cuori dei loro connazionali. Come Dolores Ibàrruri e il suo No Pasaran! o Rosa Parks, prima donna a essere sepolta nella rotonda del Campidoglio americano. Di lei, del suo coraggio rivoluzionario e radicale, mi sono segnato questa frase che meriterebbe di essere imparata a memoria: «Trovo che se sto pensando ai miei problemi, e al fatto che a volte le cose non sono come io desidero che siano, non faccio alcun progresso. Ma se mi guardo attorno e vedo cosa posso fare, e lo faccio, io progredisco».
Nel volume di Steccanella – grazie all’interesse che l’autore ha verso la lotta armata – figurano molte terroriste, italiane e straniere. Come la tedesca Ulrike Meinhof fondatrice della Raf, che così teorizzava: «Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati 1000 sassi, diventa un’azione politica. Se si dà fuoco una macchina, il fatto costituisce reato, se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un’azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più».
La maggior parte delle storie (che terminano con un invito all’approfondimento e segnalando volumi specifici su ogni indomabile) che ho letto mi era nota. A volte per conoscenza diretta, come per le combattenti del Pkk curde. Qualche singola ribelle mi ha invece sorpreso. Come la tennista Monica Giorgi, finita in carcere per il suo impegno anarchico e femminista. Proprio lei – che aveva fondato l’associazione “Niente più sbarre” – dalla cella scrive queste bellissime parole:«Non sono né fuggita né mi sono nascosta, ho continuato il mio lavoro-studio-sport. Pertanto ribadisco la mia totale estraneità alle imputazioni rivoltemi. Non ho partecipato a nessuna banda armata. Ho partecipato invece a dibattiti, discussioni politiche, problemi sociali del nostro tempo, sempre pubblicamente. Ho insegnato quanto nocivi siano lo sfruttamento e l’oppressione usando la ragione, con critica accesa e polemica rivoluzionaria, che non sono strumenti illegali. Non ho mai terrorizzato nessuno, sono stata io, invece, minacciata in continui e svariati modi, sono stata io terrorizzata anche recentemente, con l’attentato rivolto contro la mia persona i miei familiari. Non ho architettato né concepito nessun sequestro. Sono stata invece io sequestrata per più di un anno in base a inique misure di carcerazione preventiva. Sono stata io rinchiusa in un buco di pochi metri quadrati di spazio di aria, davvero ristretto rispetto alle mie sei ore di sport agonistico che svolgevo quotidianamente. Sono stata io rinchiusa in una gabbia, come un animale feroce, che feroce non è, come la gabbia vorrebbe far credere. Non ho ferito nessuno, né con armi, né con atti, né con parole. Sono stata invece ferita nel mio più intimo, nella mia dignità, attraverso ignobili mistificazione sulla mia persona, umiliata dalle calunnie, dai sospetti, dalle criminalizzazioni preventive. Non ho mai rapinato nessuno e di niente. Sono stata io invece rapinata di tutto, cioè dei miei affetti, dei miei sentimenti, dei miei rapporti umani, della mia esperienza e della mia esistenza. Sono stata io derubata del diritto la vita. Rivoglio la mia libertà».
Rivoglio la mia libertà, una frase che davvero unisce molte di queste ribelli.
Ad maiora
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Davide Steccanella
Le indomabili, storie di donne rivoluzionarie
paginauno
Vedano al Lambro, 2016
Pagg. 219, euro 15