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Gli anni della lotta armata

La Nuova edizione aggiornata di Gli anni della lotta armata inizia con la stessa frase di Erri De Luca che apriva anche il volume del 2013: “Qualcuno in una cella e in un esilio sconta il Novecento anche per me”. Una citazione che è anche la base su cui si fonda il lavoro di Davide Steccanella, avvocato e caro amico, sulla diffusione popolare di quella che definisce una “rivoluzione mancata“.

Steccanella ha voluto ridare alle stampe questo volume che rappresenta una attenta cronologia di quanto accaduto dal 1969, anno della Strage di Piazza Fontana che segnò in maniera indelebile la storia repubblicana e quella di tante generazioni fino al 1988, anno dell’ultimo omicidio targato Brigate rosse. La cronaca prosegue con il 1989 (la caduta del Muro di Berlino) e arriva – in maniera aggiornata – fino al 2017, raccontando gli strascichi politici e giudiziari di quelli che vengono chiamati gli Anni di piombo (anche se Davide spiega bene come quella definizione derivi dal film di Margarethe Von Trotta che si riferiva in realtà al post-nazismo tedesco).

Se siete interessati a capire cosa sia accaduto in Italia in quegli anni terribili, il libro di Steccanella potrà essere una buona base di partenza. E anche se avete seguito le vicende, qui troverete tutti gli avvenimenti, molti dei quali, giocoforza, saranno usciti dalla vostra memoria.

L’autore credo sia tornato a pubblicare Gli anni della lotta armata anche per reagire alle “novità” che spesso emergono sulla vicenda di Aldo Moro, punto nodale dal quale inizia anche la premessa del volume.

Ad maiora

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Davide Steccanella

Gli anni della lotta armata

Bietti

Milano, 2018

Pagg. 541

Euro 17

Sessantanove anni fa l’eccidio di Borgo Ticino

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Commemorata oggi a Borgo Ticino, nel novarese, la strage compiuta dai nazi-fascisti il 13 agosto 1944: 12 gli innocenti fucilati, davanti a tutto il paese.
Per quella strage, dopo gli anni di insabbiamento nell’armadio della vergogna, si è trovato un colpevole, un ex militare tedesco.
Oggi il ricordo, in piazza.
Preceduto dalla banda che ha intonato, Bella Ciao, l’inno di Mameli e la Canzone del Piave:

Ad maiora

Morto il nazista condannato per la strage di Borgo Ticino

È morto a 97 anni nella sua Germania Ernst Wadenpfhul condannato qualche mese fa dal tribunale di Verona per la strage di Borgo Ticino.
Era l’unico soldato nazista ancora in vita, punito con l’ergastolo per quella esecuzione di massa di cittadini inermi avvenuta il 13 agosto 1944: in tredici furono assassinati dai nazisti davanti a parenti e amici.
Il processo è arrivato con quasi settant’anni di ritardo perché la documentazione degli eccidi nazifascisti era rinchiusa a Roma nel cosiddetto armadio della vergogna.
“Ha vissuto tanti anni, molti di più di tutti quelli che ha fatto uccidere”, commenta una dei parenti delle vittime. “La vita è stata generosa con lui”.
Il paradiso , aggiungo io, di sicuro non lo aspetta.
Ad maiora

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